DACHAU: furto su commissione o fanatismo neonazista?


Il “lavoro rende liberi”, come “la legge è uguale per tutti” sono cliché di alcun valore.

Furto cancello Dachau

Ma se la frase in questione è scritta in tedesco, “Arbeit Macht Frei”, ed è l’iscrizione che figura sulla porta di uno dei più terribili campi di concentramento tedeschi, quello di Dachau, allora le cose cambiano.

Trafugata l’iscrizione che troneggiava, falsa e arrogante, sull’ingresso del primo lager creato dai nazisti nel 1933, dove persero la vita circa 40.000 persone delle 200.000 deportate.

Indignazione e sdegno, queste le prime reazioni della Germania tutta, ed in particolar modo della Baviera, sede del lager.

“Un atto vergognoso” è quanto ha affermato Karl Frellerm, direttore della Fondazione bavarese dei memoriali dell’Olocausto.

Nel 2009 il medesimo oltraggio ad Auschwitz, un altro luogo che la memoria non deve concedersi il lusso di dimenticare: il furto della scritta sul cancello in quel caso, però, trovò presto giustizia.

I colpevoli, cinque polacchi, furono arrestati e confessarono che, mandante del furto, era un neonazista svedese, Anders Hoegstroem, arrestato e condannato a due anni.

Sono due le piste che si seguono per il furto a Dachau: furto su commissione o fanatismo neonazista.

Per non dimenticare…

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